Parnassius Guccinii


IL DISCO

Registrato e mixato alla Cetra Art Recording di Milano da Ezio De Rosa con l'assistenza di Alberto Boi nel 1993, Parnassius Guccinii è il sedicesimo album di Francesco Guccini.

Il nome, così come l'immagine di copertina, è quello della omonima farfalla presente nell'Appennino tosco-emiliano e descritta per la prima volta nel 1992 da Giovanni Sala che ha voluto dedicarla "per gratitudine" al cantautore modenese, suo cantante preferito.

Con Francesco Guccini alla voce hanno suonato, nel disco: Ellade Bandini (batteria e percussioni), Juan Carlos «Flaco» Biondini (chitarre e seconda voce in Luna Fortuna), Lele Chiodi (seconda voce in Acque), Gianni Coscia (fisarmonica), Lucio Fabbri (violino), Roberto Manuzzi (sax baritono, sax contralto, armonica), Antonio Marangolo (sax tenore, sax soprano), Ares Tavolazzi (contrabbasso, basso), Vince Tempera (piano, tastiere e organo Hammond).

Copertina degli spartiti musicali di "Parnassius Guccinii"

Gli arrangiamenti sono collettivi, mentre la programmazione tastiere è stata curata da Piero Cairo. Le invenzioni sonore sono state curate da Vince Tempera.

 

L'album è stato distribuito in formato LP (in edizione limitata), MC e CD.

Gli spartiti di Parnassius Guccinii sono stati pubblicati da Edizioni Musicali La Voce del Padrone.

CURIOSITA'

La copertina è stata curata da Raffaella Cavalieri. Foto di copertina: Raffaella Cavalieri e Gabriele Guerra.

Parnassius Guccinii è stato premiato con Premio Tenco.

Nel testo di Farewell sono citati dei versi ("The triangle tingles and the trumpet plays slow") della canzone Farewell Angelina di Bob Dylan.

RECENSIONI

Da “Avvenimenti” del 9 marzo 1994:

Foto dell'articolo della rivista "Avvenimenti" (1994)

Silvia non l'ho mai conosciuta. Conosco bene sua nipote la quale m'informa di come vanno le cose lì, in America. Ho scritto "Canzone per Silvia" perché nonostante i numerosi comitati sorti in suo favore, di lei non si sa ancora molto. Ad esempio non si sa che non si chiede la sua liberazione, ma quanto meno la sua estradizione in Italia. "Canzone per Silvia" è una goccia. Del resto cinque minuti di musica sono ben poca cosa. Tuttavia a qualcosa è servita: ai concerti vedo con piacere che vengono raccolte firme, magliette con il volto di Silvia dietro le sbarre, cartoline da inviare all'alta Corte federale della Florida. L'America è il Paese dalle mille facce. C'è il bene e il male. Ogni tanto usano qualcuno come esempio di ciò che per loro è il male. Mai visto un popolo così bisognoso di moniti come quello americano. Le "accuse" che inchiodano Silvia nel carcere della Florida sono quanto mai assurde. L'unica, sul suo conto, fornita da un testimone che l'avrebbe riconosciuta attraverso un passamontagna, è di aver partecipato ad una rapina negli anni Settanta. Tra l'altro, il testimone avrebbe detto, alcuni mesi dopo la sua deposizione, di non ricordare i colori degli occhi di Silvia, il che è tutto dire: chi l'ha vista nelle foto non può non aver notato i suoi due splendidi occhi chiari e azzurri. Per queste vaghe accuse oggi Silvia Baraldini soffre di un tumore, quasi sicuramente di origine psicosomatica. Da sempre è sottoposta ad un regime di vita spaventoso. I primi cinque anni di reclusione è stata rinchiusa nel carcere di Lexington, dove ogni venti minuti ti svegliano accendendo la luce. Un carcere che pochi anni fa, grazie ad Amnesty International. è stato smantellato perché venivano continuamente calpestati i diritti umani. Ancora una volta l'America mostra le sue enormi contraddizioni che vivono all'interno della sua pur grande società: grattacieli, tecnologie avanzate, controversie razziali, edonismi vari, povertà metropolitane. Non so se Silvia abbia potuto ascoltare il brano musicale che ho scritto per lei. Mi racconta sua nipote che le rarissime volte che la vanno a trovare, debbono sottostare ad una prassi snervante: tre aerei da prendere, perquisizioni totali, ogni libro o disco che le portano deve essere prima visionato minuziosamente dalla direzione carceraria, poi per ultimo devono salire su altri due pullman prima di arrivare da Silvia. Dalle informazioni che mi sono giunte so che se Silvia si dichiarasse pentita verrebbe trattata in tutt'altro modo e le possibilità di un'eventuale estradizione sarebbero, allora, davvero tante. Ma di cosa deve pentirsi Silvia? Di un'azione che non ha commesso? Davvero, mai visto un popolo, come quello americano, più bisognoso di moniti. Non so se ci siano idee per cui valga la pena restare chiusi là in un carcere di massima sicurezza. So che ora l'America, di questa forte e piccola donna italiana, ha paura.

 

Da un’intervista audio allegata alla rivista “Tutto” dal titolo “La parola a Guccini” del 1994:

[…] Passiamo all'album Parnassius Guccini. In “Canzone per Silvia” e poi in “Samantha” tu parli rispettivamente di grande nostalgia e di assurda nostalgia. Vuoi chiarire meglio la differenza fra questi due concetti, cioè la nostalgia del non vissuto, l'immaginazione e la nostalgia del già vissuto, le radici.

La nostalgia di Silvia Baraldini è la nostalgia di una persona tenuta in prigione in una terra che non è la sua, tenuta in prigione fino a oltre il 2000 se le cose non cambieranno, lontano da casa. E quindi la nostalgia che prende qualsiasi persona che è fuori sede, e lontano da quelli che sono gli affetti, le possibilità del vivere. La nostalgia invece che provo io poi, non Samantha, che è proprio nella canzone è assurda perché è una nostalgia che non esiste. Parla di due personaggi che ho inventato.

 

Francesco a me interessa rimanere ancora un attimo su “Canzone per Silvia”. Questo perché io ritengo opportuno ricordare ancora una volta attraverso Radio Tutto come è nata questa canzone e a quale vicenda drammatica si riferisce e cosa ci sta dietro. L'accusa per me assurda appunto di una donna italiana che viene trattenuta da 10 anni nelle carceri di massima sicurezza statunitensi solamente per aver appoggiato un movimento rivoluzionario o si dice per reati d'opinione o altre cose più o meno chiare.

Musicassetta allegata alla rivista "Tutto" (1994) con audio intervista a Francesco Guccini

Ma non si sa bene effettivamente. Si parla anche di una rapina ed erano tutti col passamontagna. Un testimone dice: Si l'ho vista. Alla domanda: “Di che colore ha gli occhi?” Dice: “Non ricordo”. Ed è impossibile non ricordare gli occhi della Baraldini che sono di questo azzurro luminoso molto chiaro e quindi... Ma poi non si chiede agli Stati Uniti di lasciarla libera. Si chiede di farla venire in Italia. E io penso che l'America presenti in questo caso una delle sue enormi contraddizioni fra libertà e non libertà. Gli Stati Uniti d'America sono il paese della libertà. Ma sono allo stesso tempo il paese che ha una grandissima paura di qualche cosa che arrivi dall'esterno per cui diventa un caso emblematico. E proprio in questo caso la Baraldini paga l'emblematicità del suo caso.

 

Certo. Paga anche una sofferenza enorme che le deriva da una grave malattia dalla quale fortunatamente sembra che si stia riprendendo. Malattia forse psicosomatica derivata probabilmente da una serie di torture psicologiche. La notte non l 'hanno fatta dormire per i primi anni.

Si la notte veniva svegliata ogni 20 minuti, ogni mezz'ora nel carcere di Lexinton. E' quasi sicuramente di origine psicosomatica.

 

Francesco hai anche detto che sei tornato a praticare un certo tipo di canzone di denuncia perché i tempi che corrono lo richiedono. Ora vuoi essere un pochettino più esplicito visto che sei anche uno dei pochi disposti a farlo?

Ma sai le canzoni non nascono a caso. Nascono sempre seguendo dei filoni mentali che uno ha. Le canzoni dei cantautori intendo. Una volta c'erano il paroliere il musicista. Il musicista scriveva una melodia ed interveniva il paroliere attraverso delle formulette matematiche, ad esempio 40-25-23 che diventavano poi parole insomma. Era un modo abbastanza assurdo per costruire una canzone. E questa canzoni divenivano di volta in volta costruite per il disco per l'estate o quello per l'inverno, quelle cose lì... Il cantautore, nelle migliori delle ipotesi naturalmente, non segue assolutamente questo sistema. Segue una sua storia mentale, per cui si può fare che la storia personale del cantautore dalle prime canzoni alle ultime guardando i riferimenti ecc. è anche sociale. Perché la canzone rispecchia sempre quello che si sente nell'aria, quello che si sente in giro. Anche una canzone come “Samantha”, per esempio, che non è dichiaratamente politica lo diventa tutto sommato se si pensa a certe connotazioni, a certi risvolti all'interno della canzone. Questo momento in particolare in cui sono successe un tantissime di cose che forse non ci si aspettava nemmeno e si intuivano ma fino in fondo così no. Sono canzoni che si sono quasi autoprodotte direi. Perché una canzone come “Nostra signora dell'ipocrisia” non poteva che nascere in questo momento e non poteva non essere così.

 

Musicalmente parlando Francesco alcune canzoni di questo album hanno il sapore sudamericano del "bajon" e della “chacarera trunca”. Da dove arriva questa scelta?

Ma no, diciamo che nei primi anni di lavoro eravamo... Tu hai scritto tra l'altro che le mie canzoni allora erano molto monotone. Non è che fossero monotone però rispecchiavano maggiormente un andamento generale. Diciamo che nell'aria c'era un tipo di musica e si seguiva come nella maggior parte dei casi quel tipo di musica. Non avrei mai pensato allora di fare un bajon perché pensavo, non so se erroneamente o giustamente che non sarebbe stato accettato. Almeno non me lo sentivo. Poi col passare degli anni, crescendo, allarghi molto la tua sfera musicale, ma anche allora forse era già... Diciamo che hai meno pregiudizi da questo punto di vista e la musica va tutta bene. Quindi se il vestito di un certo testo è preferibilmente il bajon perché non fare il bajon, perché non fare un valzer, perché non fare un tango. Il fatto della chacarera invece è un altro discorso. Lì c'è Flaco Biondini che, bravissimo chitarrista, ogni tanto ci fa sentire dei pezzi del folklore del suo paese e la chacarera è una danza argentina. A me è piaciuta molto e gli ho detto: “Perché non facciamo una chacarera”. Operazione che è stata di notevole difficoltà perché la lingua italiana mal si adatta tutto sommato ad un tempo caratteristico come quello della chacarera. Ci siamo riusciti, e pare che sia riuscito anche a imparare a cantare perché le prime volte Flaco mi sgridava sempre perché avevo delle divisioni non giuste secondo lui.

 

In concerto ti poni proprio di fronte a Flaco per cantare “Luna Fortuna”. Una canzone tra l'altro che parla di 2 lune. Quella classica vera e poi l'altra luna un po' più misteriosa più sensuale. Ecco io vorrei come anche hai fatto in concerto che tu aiutassi un po' i tuoi ascoltatori a capire a cosa ti riferisci. Portiamo avanti questa specie di gioco.

E' una luna tipicamente femminile. Alla fine c'è sempre il personaggio femminile ma questo personaggio femminile viene spogliato degli orpelli superficiali e rimane come mamma l'ha fatta. E si vede improvvisamente l'altra luna meravigliosa che offusca la rotondità e la bellezza della luna in cielo.

 

 

Da “Panorama” del 21 gennaio 1994, un’intervista di Roberto Barbolini e Paolo Scarpellini

Butterfly, papillon, mariposa: insomma, una farfalla. Sarà solo un caso se quest'insetto, che per gli antichi simboleggiava l'anima, è così libero fin dal nome che non si posa mai e ha una radice  diversa in ogni lingua? Il lepidottero campeggia, lepido, sulla copertina del nuovo cd di Francesco Guccini, in vendita dal 15 gennaio: nove canzoni dopo un silenzio di quattro anni (l'ultimo album, “Quello che non”, è del 1990), riempito però dalla stesura del secondo romanzo, “Vacca d'un cane” (Feltrinelli), che svetta nella classifica dei più venduti e ha già superato le 70 mila copie. Dalla “Locomotiva” anarcoide d'una sua celebre canzone alla farfalla parnassiana di ora il cantautore modenese non ha smarrito la verve ironica e colta, nonché la voglia di sputare rospi e sogni. Come avrà modo di dimostrare con la tournée, in partenza il 3 febbraio da Parma, che toccherà fra l'altro Firenze, Torino, Genova, Roma e Milano. Riaffiora, in almeno tre brani dell'album,il Guccini “politico”, che graffia e lascia il segno sulla pelle di vecchi e nuovi malcostumi o luoghi comuni. Eppure, il titolo di un album tutt'altro che asettico sembra preso da un manuale di entomologia: “Parnassius Guccinii”. Nessun intento erudito. Piuttosto, un'ironica automitologia. La farfalla appartiene infatti a una sottospecie scoperta l'anno scorso sull'Appennino tosco-emiliano da un entomologo dilettante, Giovanni Sala, che, da ammiratore, ha voluto dedicare la sua scoperta al cantautore, battezzando l'insetto, per la precisione, "Parnassius Mnemosyne Guccinii": «Così finalmente ho la scusa buona per entrare davvero nell'immortalità» scherza Guccini nello studio del suo manager bolognese Renzo Fantini, dove Panorama lo ha raggiunto per parlare in esclusiva del nuovo album ma anche, con la dovuta ironia, dei «massimi sistemi».

 

Foto tratta dall'articolo della rivista "Panorama" (1994)

Cominciamo dalla fine. Nell'ultima canzone del nuovo disco, “Parole”, con citazioni svarianti dal Mercuzio di Shakespeare a Mina, lei se la prende con il diluvio verbale che ci rimbalza addosso da ogni parte. È questo il mondo vero? Se è così, suggerisce un verso, allora «dei buffoni sia il futuro». Un augurio o una maledizione?

Diciamo un invito ironico a prenderla sul ridere. Soprattutto in televisione, se ne sentono davvero di tutti i colori. E questo a opera di parolai sempre più ciarlieri e prepotenti, in grado di sopraffare anche lo spettatore più smaliziato. Memori del vecchio “Elogio di Franti” di Umberto Eco dovremmo davvero riabilitare il ragazzaccio che nel libro “Cuore” irrideva tutto e tutti. Ecco, mi diverto a fare il Franti della situazione, ma ironizzando anche su me stesso. In un verso di Parole, aborrendo la schiatta dei parolai, scrivo: «Non dire più che ci son dentro anch'io».

 

Non prendiamoci sul serio: è questo il messaggio «politico» del cantautore Guccini all'inizio del 1994?

Non il messaggio, ma uno dei tanti messaggi possibili. Sia chiaro: non ho mai creduto al ruolo del cantautore come corifeo della politica: l'unico italiano che sia riuscito a ironizzare con intelligenza su temi politici è stato Fausto Amodei. Quanto a me, penso che si debbano innanzitutto raccontare delle storie, nostre e del mondo che ci circonda, in modo totale e coinvolgente. Solo così, narrando le proprie vicende e i mutati punti di vista in un contesto continuamente in evoluzione, il cantautore può fare a suo modo politica. E questa non è certo l'esigenza primaria di chi scrive canzoni, che so, per Mina o per Battisti.

 

Eppure la figura del cantautore impegnato è dura a morire. Proprio lei, che ha messo in musica gli anni di piombo con canzoni come “Eskìmo” se ne torna fuori adesso con testi e temi sferzanti. Per esempio quelli di «”Nostra signora dell'ipocrisia” o “Canzone per Silvia”, dedicata a Silvia Baraldini, un'italiana accusata di terrorismo, prigioniera e malata negli Stati Uniti...

Lo impongono i tempi: sono momenti in cui bisogna parlare fuori dei denti. “Nostra signora” è partita dallo scoppio di Tangentopoli, un anno fa. Da lì ho allargato il discorso alla complicità televisiva, ai piagnistei generali, al grido di dolore sulla stretta economica. A Silvia Baraldini invece pensavo da più tempo: è stata un'amica a sensibilizzarmi a fondo, a informarmi su tutti gli aspetti di questa storia. Così è venuta fuori una ballata americana, dal sapore quasi country, per far conoscere meglio tutta la vicenda Baraldini. Anche perché non mi sembra abbastanza nota in Italia: adesso che la canterò dal vivo,vediamo se si smuoveranno le acque.

 

Nei testi di questo album s'avverte tangibilmente una mano più accurata, più attenta alle rime, più pignola nelle allitterazioni. Quanto incide, sul cantautore, lo scrittore Guccini?

 

Beh, non dimentichiamo che scrivere è il mio mestiere. E la letteratura è una passione che viene da lontano, alimentata fin da ragazzo sui libri di Calvino, Gadda, Pavese, Fenoglio, Meneghello. La differenza tra il cantautore e lo scrittore la fa il computer: che mi ha fatto vincere l'atavica pigrizia e consentito la fluidità di racconto per diventare narratore. Mentre per comporre canzoni mi metto ancora davanti al foglio bianco, penna in mano.

 

In una canzone del nuovo album, “Samantha”, si autodefinisce "burattinaio di parole». Che cosa intende?

Lo confesso: l'immagine mi piace molto. Raffigura qualcuno che come me muove, sposta e gira le parole con perizia e una certa dose di malizia. Ma solo per creare i fantasmi protagonisti di storie e canzoni. Figure che nascono anche da certami poetici improvvisati con gli amici. Compreso Roberto Benigni che però, devo dire, come verseggiatore in ottava rima - secondo una tradizione popolare che va dall'Appennino tosco-emiliano all'alto Lazio – è uno dei più scarsi.

 

Dalle parole alla musica: si considera anche un «burattinaio di note»?

Be', forse non sono più il vecchio Guccini da «due accordi e via», come mi definì un collega che, di accordi, ne sapeva tre. Ma non mi sento un musicista a tempo pieno. Voglio dire che di solito penso prima alle parole che alla musica. Poi con la chitarra vado dietro all'idea, cercando incipit e accordi. Certo, assieme a me c'è un gruppo di musicisti che sa il fatto suo: da «Flaco» Biondini a Ellade Bandini, da Ares Tavolazzi a Vince Tempera, a Lucio Fabbri. Con alcuni di loro lavoro da più di vent'anni. E il loro apporto mi ha aiutato aiutato a uscire da certe gabbie armoniche ritenute strutturali a un cantautore negli anni Sessanta e Settanta. È una bella soddisfazione, un gran divertimento.

 

Sempre in “Samantha”, fa ricorso a uno slang da teen-ager. È una strizzatina d'occhio, o nostalgia?

Per carità: a 53 anni, giovane non lo sono più da un pezzo. Anzi, mi considero un vécc staladi, come dicono a Modena, ossia un vecchio stantio. Al massimo potrei fare l'assessore alla Cultura di Pavana, il mio paese d'origine sull'Appennino pistoiese. Però mi piace ancora sentire gli umori, tastare il polso ai giovani. Per curiosità, forse per nostalgia. Non certo per calcolo. Mi fa piacere vendere dischi, certo. Ma non mi arrovello su dettagli per accalappiare un pubblico determinato. Né smanio per apparire a tutti i costi sui media con le piume di struzzo infilate nel sedere, come fa certa gente.

 

Allora non farebbe, come certi suoi colleghi, l'opinionista in tv o sui giornali?

In televisione mai. La evito come la peste. Sulla stampa cederei più volentieri: si tratterebbe di interventi più meditati. Me l'hanno chiesto, ma non ho mai vinto la mia radicata pigrizia.

 

A questo punto, che cosa manca a Guccini, musicista e scrittore, per meritare pienamente la qualifica di «più colto dei cantautori italiani», attribuitagli addirittura da Umberto Eco?

Non saprei. Forse la pubblicazione del dizionario Pavanese-Italiano al quale - pigrizia consentendo - lavoro da anni. Avrà interesse quasi museologico, perché ormai sono in pochissimi a parlare l'antico dialetto. Io però lo ritengo utile per documentare una certa civiltà. Il dizionario dovrà assolutamente essere pronto nel 1998 perché in quella data Pavana, frazione di Sambuca Pistoiese, comune di 77 chilometri quadrati su tre vallate con 1.500 abitanti, compirà ufficialmente mille anni. Mi sembra un omaggio dovuto. Intanto, anche quest'anno terrò qualche lezione all'università di Bologna sulla storia materiale delle mie montagne e dei mulini ad acqua nel Medioevo. In fondo, se non fossi diventato cantautore, avrei fatto l'insegnante: un altro mestiere di parole. Per quanto scriva o componga, me ne ritrovo sempre qualcuna attaccata ai pantaloni. Come le pulci.

I TESTI - LATO A

 

Vedremo soltanto una sfera di fuoco,
più grande del sole, più vasta del mondo;
nemmeno un grido risuonerà e solo il silenzio come un sudario si stenderà
fra il cielo e la terra, per mille secoli almeno,
ma noi non ci saremo, noi non ci saremo.

Poi per un anno la pioggia cadrà giù dal cielo
e i fiumi correranno la terra di nuovo
verso gli oceani scorreranno e ancora le spiagge risuoneranno delle onde
e in alto nel cielo splenderà l'arcobaleno,
ma noi non ci saremo, noi non ci saremo.

E catene di monti coperte di nevi
saranno confine a foreste di abeti:
mai mano d' uomo le toccherà, e ancora le spiagge risuoneranno delle onde
e in alto, lontano, ritornerà il sereno,
ma noi non ci saremo, noi non ci saremo.

E il vento d'estate che viene dal mare
intonerà un canto fra mille rovine,
fra le macerie delle città, fra case e palazzi che lento il tempo sgretolerà,
fra macchine e strade risorgerà il mondo nuovo,
ma noi non ci saremo, noi non ci saremo.

E dai boschi e dal mare ritorna la vita,
e ancora la terra sarà popolata;
fra notti e giorni il sole farà le mille stagioni e ancora il mondo percorrerà
gli spazi di sempre per mille secoli almeno,
ma noi non ci saremo, noi non ci saremo,
ma noi non ci saremo...

Lunga e diritta correva la strada, l'auto veloce correva
la dolce estate era già cominciata vicino lui sorrideva, vicino lui sorrideva...

Forte la mano teneva il volante, forte il motore cantava,
non lo sapevi che c'era la morte quel giorno che ti aspettava, quel giorno che ti aspettava...

Non lo sapevi che c'era la morte, quando si è giovani è strano
poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano, venga e ci prenda per mano...

Non lo sapevi, ma cosa hai sentito quando la strada è impazzita,
quando la macchina è uscita di lato e sopra un'altra è finita, e sopra un'altra è finita...

Non lo sapevi, ma cosa hai pensato quando lo schianto ti ha uccisa,
quando anche il cielo di sopra è crollato, quando la vita è fuggita, quando la vita è fuggita...

Dopo il silenzio soltanto è regnato tra le lamiere contorte:
sull'autostrada cercavi la vita, ma ti ha incontrato la morte, ma ti ha incontrato la morte...

Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire,
spendere tutti i tuoi giorni passati se così presto hai dovuto partire, se presto hai dovuto partire...

Voglio però ricordarti com'eri, pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi e che come allora sorridi...

Venerdì Santo, prima di sera, c'era l'odore di primavera;
Venerdì Santo, le chiese aperte mostrano in viola che Cristo è morto;
Venerdì Santo, piene d'incenso sono le vecchie strade del centro
o forse è polvere che in primavera sembra bruciare come la cera.

Venerdì Santo, stanchi di gente, siamo in un buio fatto di niente
Venerdì Santo, anche l'amore sembra languore di penitenza
Venerdì Santo, muore il Signore, tu muori amore fra le mie braccia,
poi viene sera resta soltanto dolce un ricordo: Venerdì Santo...

Venerdì Santo, prima di sera, c'era l'odore di primavera;
Venerdì Santo, le chiese aperte mostrano in viola che Cristo è morto;
Venerdì Santo, piene d'incenso sono le vecchie strade del centro
o forse è polvere che in primavera sembra bruciare come la cera.

Venerdì Santo, stanchi di gente, siamo in un buio fatto di niente
Venerdì Santo, anche l'amore sembra languore di penitenza
Venerdì Santo, muore il Signore, tu muori amore fra le mie braccia,
poi viene sera resta soltanto dolce un ricordo: Venerdì Santo...

Si è levata dai deserti in Mongolia occidentale
una nuvola di morte, una nuvola spettrale che va, che va, che va...
Sopra i campi della Cina, sopra il tempio e la risaia,
oltrepassa il Fiume Giallo, oltrepassa la muraglia e va, e va, e va...

Sopra il bufalo che rumina, su una civiltà di secoli,
sopra le bandiere rosse, sui ritratti dei profeti,
sui ritratti dei signori
sopra le tombe impassibili degli antichi imperatori...

Sta coprendo un continente, sta correndo verso il mare,
copre il cielo fino al punto dove l' occhio può guardare e va, e va, e va...
Sopra il volo dei gabbiani che precipitano in acqua,
sopra i pesci che galleggiano e ricoprono la spiaggia e va, e va, e va...

Alzan gli occhi i pescatori verso un cielo così livido,
le onde sembra che si fermino, non si sente che il silenzio
e le reti sono piene
di cadaveri d'argento...

Poi le nuvole si rompono e la pioggia lenta cade
sopra i tetti delle case, tra le pietre delle strade,
sopra gli alberi che muoiono, sopra i campi che si seccano,
sopra i cuccioli degli uomini, sulle mandrie che la bevono,
sulle spiagge abbandonate una pioggia che è veleno
e che uccide lentamente, pioggia senza arcobaleno
che va, che va, che va, che va, che va!

Son morto con altri cento, son morto ch' ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento....

Ad Auschwitz c'era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d' inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento...

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento...

Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento...

Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento...

Io chiedo quando sarà che l' uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà...

Io chiedo quando sarà che l' uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà...

I TESTI - LATO B

 

[Parlato]
F: Vuoi fare il Talkin' ?
A: Facciamo il Talkin, ma... sai parlare ?
F: Se so parlare...Come lo facciamo?
A: Facciamo così: fai la prima strofa tu, va bene, che poi seguo io, fai un' altra tu poi seguo io e così via...
F: Comincio io?
A: Sì...

Partiamo di sera verso Milano, io, Antonio, l'americano,
Boy-Boy il cane, quattro chitarre, Dodo Veroli, niente ragazze:
Quelle le troviamo su,
meno Boy-Boy che legge Linus,
lui va solo a bracchette!

[parlato]
A: My turn, but I' ll do a little different.

Late last night when the moon was high we keep the boat, Boy-Boy and I,
with a loaded car right up the brim wouldn't want to leave out any of my women.
So took along seven harmonicas, six guitar,
five cigars, four extras, three bottles of Bourbon,
two bottles of wine, one lump of sugar...
from a cappuccino, naturalmente...

[parlato]
A: Provi tu, Francesco? Ma devo consigliarti: se fai come hai fatto prima dobbiamo rifare tutto...
F: Va bene...

Mangiamo un panino, trovato il dormire, ci restano in tasca duemila lire,
tra plettri un po' usati, venti cerini, sei sigarette e due tesserini
dell' autobus naturalmente...
Boy-Boy che non sa guidare li userà per andare a donne,
pardon, a cagnette!

[parlato]
A: This is the next thing that happened...

Your "autostrada" was all turn turning with a car wadlen like a land of turtle,
and then two I' ve forgotten to mention before, yeah: Francesco e Antonio kneelin' on the floor,
said you were kneelin',
sat there are prayin'
but it wasn't the name of the Pope they were sayin'...

Tardi la notte, dormendo ho sognato che Bob Dylan ero diventato,
giravo il mondo con la chitarra e Ursula Andress era la mia ragazza.
Triste risveglio:
c'era Alan con me!
"It was a bad dream."

[parlato]
A: Wasn' t a dream... Penso che potrei far migliore il mio italiano, però...

Tardi la notte, dormendo ho sognato che Barry McGuire ero diventato,
giravo il mondo con la chitarra, Brigitte Bardot era la mia ragazza...
Triste risveglio:
c' era Francesco con me!
It was a wet dream...

[parlato]
A: Prova in Inglese, Francesco, dai...

Some say Milano is like your town, lots of people running around,
but none worrying about when late 'cause when they get there they still got their way...
People and the rechange:
just a few building arrange here in Milano...

Statale 17, il sole cade a picco,
tre giorni sulla strada, nessuno che mi carichi, nessuno che si fermi
mentre tu chissà se aspetti me,
mentre qui l'asfalto che si scioglie brucia i tacchi alle mie scarpe:
sono a terra, senza un soldo, chissà mai se arriverò da te...

Statale 17, com'è lunga da far tutta,
romba svelto l'autotreno, questo cielo ancor sereno sembra esplodere d'estate
mentre tu chissà se pensi a me,
mentre qui mi sento solo al mondo senza un cane che mi cerchi:
son sudato e sono sporco, chissà mai se arriverò da te...

Statale 17, sembri esplodere di sole,
Statale 17, alzo il dito inutilmente,
Statale 17, lungo nastro di catrame:
la gente bene dorme, sei deserta all'orizzonte
a quest'ora non c'è un cane che mi voglia prender su...

Statale 17, sei triste nella sera,
non alzo più la mano, cammino piano piano sulla strada ormai deserta
mentre tu chissà se aspetti ancora,
mentre qui la strada che si sperde sembra un letto di cemento:
sono mortalmente stanco chissà mai se arriverò da te...

Il tre dicembre del trentanove a stare al mondo volli provar:
mio padre uomo ligio al partito nome Benito mi volle dar.
Mia madre, santa donna di Dio, aggiunse un Pio per contentar
uno zio prete che per commosso ringraziamento mi battezzò...

Appena giunto su questa terra ci fu la guerra e il genitor
che fu dei primi ad andar via dall'Albania mai più tornò:
mia madre allora cercò lo zio per dirgli "Pio, che mangerà?"
Egli rispose di aver pazienza; "La Provvidenza, vi aiuterà..."

La provvidenza ci ha poi aiutati con i soldati della Wermacht,
poi dopo l'8 seguii gli eventi, e fui parente dello zio Sam:
mia madre, donna di gran pietà, cercò in politica verginità...
sulla sua porta ci scrisse "Mary", scordai la lupa, mi chiamai Jack...

Quarantacinque, finì la guerra, ma in questa terra pace non c'è,
il parabellum fanno cantare per festeggiare la libertà :
mia madre allora che fiutò l'aria fu proletaria e si sposò
un pezzo grosso del C.L.N. e io divenni "Benski-Stalin"...

I giorni passano, i tempi cambiano, i fronti cadono, la piazza calmasi,
restaurazione, televisione, boom economico, seicento Fiat...
Mia madre, donna di grande amore, sentì nel cuore l'error di un dì:
fu clericale, democristiana, e nella lana fede trovò...

Ora ho una fabbrica, solo un affanno: un miliardo all'anno appena mi dà!
Io son per la D.C., ma di sinistra e socialista diventerò...
Mia madre donna ormai d'età morì in odore di santità...
Io chiesa, nobili e terzo stato sempre ho fregato solo per me...

Il fiume racconta leggende mentre veloce va al mare,
le narrano piano le onde e i pioppi le stanno a ascoltare.
Non tutti le posson sentire, bisogna esser stanchi del mondo,
gettarsi nell'acqua e morire, dormire per sempre sul fondo.

Ascolta !
Le sue parole d'amore nell'acqua ora sono sincere,
da quando tu dormi qua sotto hai sognato che mai, mai lui ti ha lasciato.

Bisogna venirci di sera con l'animo oppresso dal pianto
per sentire la nenia leggera di un triste e di un lugubre canto.
Chi sei? Il mio nome era Gianni, nuotavo a vent'anni appena,
ma qui avrò sempre vent'anni. E tu? Mi prese una piena
su a monte, non fui mai trovato.E tu? Da solo una sera,
per me era peso il passato e l'acqua sembrava leggera.

Riposa,
dimentica quello che è stato, il tempo quaggiù s'è fermato
ormai tu non puoi che dormire e ascoltare le storie del fiume che va verso il mare.

Il fiume racconta leggende mentre veloce va al mare,
le ascoltano gli annegati e al vento le fanno cantare,
e al vento le fanno cantare, e al vento le fanno cantare...

Sono un tipo antisociale, non m'importa mai di niente,
non m'importa dei giudizi della gente.
Odio in modo naturale ogni ipocrisia morale,
odio guerre ed armamenti in generale.
Odio il gusto del retorico, il miracolo economico
il valore permanente e duraturo,
radio a premi, caroselli, T.V., cine, radio, rallies,
frigo ed auto non c'è "Ford nel mio futuro"!

E voi bimbe sognatrici della vita delle attrici,
attenzione da me state alla lontana:
non mi piace esser per bene, far la faccia che conviene
poi alla fine sono sempre senza grana...

Odio la vita moderna fatta a scandali e cambiali,
i rumori, gli impegnati intellettuali.
odio i fusti carrozzati dalle spider incantati
coi vestiti e le camicie tutte uguali
che non sanno che parlare di automobili e di moda,
di avventure estive fatte ai monti e al mare,
Vuoti e pieni di sussiego se il vestito non fa un piego,
mentre io mi metto quello che mi pare...
Sono senza patrimonio, sono contro il matrimonio,
non ho quello che si dice un posto al sole;
non mi piaccion le gran dame, preferisco le mondane
perchè ad essere sincere son le sole...

Non mi piaccion l'avvocato, il borghese, l'arrivato,
odio il bravo e onesto padre di famiglia
quasi sempre preoccupato di vedermi sistemato
se mi metto a far l'amore con sua figlia...

Sono un tipo antisociale, non ho voglia di far niente,
sulle scatole mi sta tutta la gente.
In un'isola deserta voglio andare ad abitare
e nessuno mi potrà più disturbare
e nessuno mi potrà più disturbare
e nessuno mi potrà più disturbare...

Non amo viver con tutta la gente, mi piace solo la gente "bene":
come si dice comunemente "bene si nasce non si diviene"...
c'è chi nasce per le scienze o per le arti: io sono nato solamente per i party la lalalala...lalalala

Amo oltremodo parlare male, fare il maiale con le ragazze,
la Pasqua vado in confessionale e tutte quante per me vanno pazze
perchè fra i "bene" poi non conta l'astinenza, basta ci sia soltanto l'apparenza la lalalala...lalalala

Quindi non curo la mia intelligenza, la gente bene con questo non lega,
ma alle canaste di beneficenza so sempre tutto sull'ultimo"Strega":
l'intelligenza c'è sol coi milioni e ammiro i film di Monica e Antonioni la lalalala...lalalala

Sono elegante ed è inutile dire che le mie vesti son sempre curate
perchè senz'altro è importante vestire, perchè è la tonaca che fa il frate...
In fondo poi due cose hanno importanza e sono il conto in banca e l'eleganza la lalalala...lalalala

Andiamo matti per cocktail e feste, amo oltremodo le donne mondane:
non fraintendete non parlo di "quelle", star con la gente più in basso sta male...
non ho rapporti con i proletari... soltanto a tarda notte lungo i viali la lalalala...lalalala...lalalala

Ma non trascuro la scienza umanista e si può dire che sono impegnato,
anzi alle volte sono comunista, ma non mi sono sempre interessato:
la lotta delle classi sol mi va per far bella figura in società la lalalala..lalalala...

Non si può dire che sia clericale, come Boccaccio amo rider dei frati,
ma ossequio sempre lo zio cardinale e vado a messa nei dì comandati.
Il mio credo vi dico brevemente: pensare a ciò che può dire la gente la lalalala...lalalala...lalalala

La gente "bene" è la mia vera patria, la gente "bene" è il mio unico Dio,
l'unica cosa che ho sempre sognata, la sola cosa che voglio io...
è solo essere un bene sempre ed ora e tutto il resto vada alla malora la lalalala...lalalala
la lalalala...lalalala...